Le Stazioni

Il territorio è suddiviso in 11 Stazioni:

  • Baceno con il gruppo di Premia;
  • Bognanco – Guarda il sito di Stazione
  • Domodossola;
  • Formazza;
  • Macugnaga;
  • Omegna con i gruppi dell’Alto Vergante e Valstrona;
  • Ornavasso;
  • Valgrande con il gruppo di Cannobio – Guarda il sito di Stazione
  • Varzo;
  • Vigezzo;
  • Villadossola con i gruppi di Antronapiana e Premosello;

La Stazione di Ornavasso:

La Storia

 

La Stazione di Ornavasso del Soccorso Alpino nasce nel 1955, una delle prime otto costituite in Ossola. Il 31 luglio viene nominato capostazione Uberto Bianchetti, buon alpinista e uomo di cultura alpina.
La nascita della stazione ornavassese trova il suo humus nel fecondo terreno di un nascente alpinismo locale forte di entusiasmo e passione per la montagna. 
Era un alpinismo d’altri tempi, quando le montagne si raggiungevano in bicicletta e i chiodi si forgiavano in casa. Protagonisti furono uomini con pochi soldi in tasca, poca tecnica, poco tempo per andare in montagna, ma con sogni grandi.  Nel 1946 Sergio Olzeri (con gli ornavassesi Sandro Bonfanti e Carlo Cristuib Ronchi) raggiunge Alagna su un camion a legna, sale a piedi alla Capanna Gnifetti e il giorno successivo raggiunge la Doufur percorrendo la cresta dal Colle del Papa. Poi anche le gite solitarie, come una salita al Cervandone di quegli anni. Protagonista l’infaticabile Olzeri. Partenza da Ornavasso a mezzanotte: in bicicletta fino a Goglio, a piedi in Devero e quindi su fino al Colle Bandiera per scalare il versante sud del Cervandone; un attimo in vetta e quindi ritorno veloce a Goglio ad inforcare la bicicletta per l’ultima pedalata fino a casa. Il giorno dopo 10-12 ore in fabbrica. Nel 1949 Nicola Rossi e Sergio Ozeri salgono la Punta Gnifetti lungo la cresta Signal. Nell’estate del 1950 la parete est del Monte Rosa si presenta in condizioni ottimali: Nicola Rossi scala in solitaria la Punta Nordend lungo la “via Brioschi” e la Dufour per il “canalone Marinelli”.  Un’accoppiata di sicuro valore.

Con la costituzione della X° Delegazione “Valdossola” del Soccorso Alpino, nel giugno 1955 Uberto Bianchetti raccoglie attorno a sé il primo nucleo dei soccorritori alpini ornavassesi. Bianchetti aveva già frequentato la prestigiosa scuola di alpinismo “Gervasutti” di Torino e fu il primo ossolano a partecipare ai corsi nazionali di formazione per soccorritori alpini che si tennero al Col d’Olen e al Vajolet. La Stazione era formata da dieci volontari: Uberto Bianchetti, Pietro Silveri, Luigi Ronchi (Gino), Nicola Rossi, Giorgio Brusa, Edoardo Bolzoni, Franco Brusa Perona, Franco Crosa Lenz, Angelo Dante Piana, Ferdinando Scaroni. 

Quel 1955 vide il battesimo del fuoco per i soccorritori ornavassesi. Proprio sulle montagne della Bassa Ossola si verificarono il primo e l’ultimo intervento di soccorso di quell’anno. Il 29 maggio vide il recupero del corpo del giovane falegname Pier Angelo Galimberti di Gozzano. Aveva 19 anni e aveva perso la vita durante un’escursione sui Corni di Nibbio. Fu un intervento complesso per la natura accidentata e impervia del terreno. Un terreno che tuttavia gli alpinisti ornavassesi conoscevano bene.
Il 28 ottobre fu invece portato a valle dall’alpe Olmaini sopra Ornavasso il corpo di Francesco Perrì, un boscaiolo  di 50 anni morto per arresto cardiaco.
Negli anni ’50 lo “spirito di corpo” si cementa anche grazie alla partecipazione a gare sportive di corsa in montagna. Nel 1956 la squadra “Corpo Soccorso Alpino CAI – Stazione Ornavasso” (Pietro Silveri, Franco  e Rinaldo Brusa Perona, Franco Ferrari) vince la gara di marcia alpina di regolarità a squadre, trofeo biennale “Carlo Cella” organizzata dal CAI di Gravellona Toce, con partenza da Gravellona Toce – Casale Corte Cerro, Alpe Quaggione – Monte Massone e arrivo dall’alpe Cortevecchio. Gare d’altri tempi, con oltre 2000 m di dislivello!
Dopo Bianchetti, negli anni ‘70 le sorti della stazione furono guidate da Giuseppe Crosa Lenz (istruttore di alpinismo del CAI di Gravellona Toce), quindi negli anni ‘80 dalla guida alpina  Alberto Giovanola e negli anni ’90 dall’attuale capostazione Claudio Beltrami.
Questi cinquant’anni di attività della Stazione ornavassese sono stati cadenzati dagli interventi di soccorso a favore della popolazione locale che ha sempre frequentato la “Montagna dei Twergi” (i folletti della tradizione walser) e degli escursionisti che la frequentano in misura sempre maggiore. Sono stati anni che hanno visto l’avvicendarsi delle generazioni di alpinisti nelle file del Soccorso Alpino. Anni in cui, durante le periodiche esercitazioni sia estive che invernali, l’incontro tra le generazioni ha visto il passaggio di esperienze, ma anche di amicizia e passione, dai “vecchi” ai giovani alpinisti. Ed hanno visto anche la crescita tecnica e di professionalità dei soccorritori ornavassesi.
Negli anni ’90 la Stazione di Ornavasso ha visto dilatarsi il suo operato dedicando sempre maggiore attenzione alla prevenzione degli incidenti in montagna. In questo ambito si inseriscono gli incontri annuali con gli alunni delle scuole medie di Ornavasso, momenti educativi in cui avvicinare i giovani al mondo della montagna e alla sua frequentazione in sicurezza. In quegli anni è avvenuto anche il grande intervento sulla rete sentieristica della montagna ornavassese che ha visto il recupero dei sentieri, la loro segnalazione con segnaletica verticale e orizzontale e la pubblicazione di un opuscolo descrittivo degli itinerari escursionistici sulla “Montagna dei Twergi”. L’intervento, realizzato in collaborazione con l’Amministrazione Comunale che ha fornito i materiali e con la sezione CAI di Gravellona Toce, ha visto decine di giornate di lavoro volontario dei soccorritori alpini ornavassesi. Un’attenzione alle montagne di casa che ha sempre visto la collaborazione generosa e disponibile del CAI di Gravellona e del suo presidente Franco Mazzucchelli (soccorritore della prima ora), che all’alpe Cortevecchio possiede il Rifugio sezionale, punto d’appoggio durante gli interventi e luogo di incontro dopo le esercitazioni (nel locale invernale sempre aperto è posto anche un toboga per il trasporto sulla neve degli infortunati).
Il 17 giugno 1995, in occasione dei quarant’anni di fondazione della Stazione di Ornavasso, è stata inaugurata, nei locali sopra il Circolo concessi dalla Cooperativa di Consumo, la nuova sede operativa della Stazione. Un ampio locale, adeguatamente attrezzato dai volontari, dove tenere i materiali tecnici e svolgere le riunioni. Una sede che si identifica anche come luogo d’incontro degli alpinisti locali.
Domenica 18 luglio 2004, i soccorritori ornavassesi salgono all’Eyehorn, la “Montagna degli Ornavassesi” per posare, come su tante altre montagne dell’Ossola, il nuovo libro di vetta a ricordo del 50° del Soccorso Alpino. Ad attenderli sulla vetta, Pietro Silveri e Dante Piana, soccorritori protagonisti di quegli anni ’50  e ’60 che videro il Soccorso Alpino nascere e crescere sui monti della Bassa Ossola. Un ideale incontro di generazioni e un simbolico passaggio di testimone.

 

Volontari dal 1956 al 1968
Franco Ferrari, Achille Masotti, Gianni Ripamonti.

Volontari dal 1968 al 1977
Giuseppe Crosa Lenz, Francesco Rossi, Gianfranco Merio, Giovanni Chigioni, Gian Vittorio Golzani, Luigi Lavarini, Gilberto Taglione, Ferdinando Longo Borghini.

Volontari dal 1977 al 2003
Giancarlo Zucchi, Alberto Giovanola, Marco Saglio Salti, Marco Longodorni, Valerio Cantamessi, Attilio Scalabrini.

Organico della Stazione di Ornavasso 2008
Claudio Beltrami (Capo Stazione)
Claudio Balzano (Vice Capo Stazione)
Paride Vittoni (Segretario)
Guerrino Beltrami
Paolo Crosa Lenz
Franco Gatti
Felice Ghiringhelli
Walter Gioira
Fabrizio Manoni
Giovanni Masone
Giulio Saglio Salti
Gilberto Taglione
Stefano Zucchi

 

Un pò di attività…

ECO Risveglio 10 ottobre 2007

Giù dai dirupi sfidando la paura

ORNAVASSO ‑ Puntuale eser­citazione di autunno per gli uomini del Soccorso alpino di Or­navasso, gruppo particolarmen­te attivo e volenteroso che an­che nel corso del 2007 ha par­tecipato a numerosi interventi di soccorso. L’operazione si è svolta nel pomeriggio di sabato 29 settembre sulle pareti della palestra di roccia lungo il sen­tiero della linea fortificata Ca­dorna, nei pressi del piazzale del vecchio cannone alla Punta di Migiandone. La simulazione d’intervento ha previsto un fe­rito in parete e quindi la neces­sità di calare dei barellieri dalla parte superiore dei costato roc­cioso alto 150 metri. L’eserci­tazione ha visto mobilítarsi una prima squadra di soccorri­tori con i compiti di raggiunge­re il ferito, e la preparazione di un punto d’appoggio per un’im­mediata discesa dei barellieri. Passo successivol’imbracatura del ferito  e il concludersi in sicurezza di tutta l’operazione di soccorso sul fondo della pa­rete rocciosa. Compito impegnativo per i volontari del Cn­sas (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico) di Orna­vasso, i quali hanno di com­petenza una vasta zona. «Ormai la tecnologia Gps ci aiuta a creare una mappatura quasi simultanea degli interventi, ovvero sappiamo esattamente dove passiamo – spiegano i volontari del Soccorso Alpino ‑ evitando così di ripassare due volte nello stesso punto nelle ore successive, quando gli inteventi sono prolungati in più giorni.” E come si procede in quei luoghi non conosciuti, dove le gole e i dirupi non sono prevedibili? Risponde la voce autorevole dell’alpinista di esperienza himalayana Fabrizio Manoni, anch’egli volontario della stazione di Ornavasso del Cnsas, assicurando che “interviene l’esperienza e il mestiere del soccorritore”.

Stefano Stoto
Da: Giù dai dirupi sfidando la paura in “ECO Risveglio” 10 ottobre 2007